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 RICERCA STORICA RELATIVA AI PRELEVAMENTI PARTIGIANI DEL 1 GENNAIO 1945

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MessaggioOggetto: RICERCA STORICA RELATIVA AI PRELEVAMENTI PARTIGIANI DEL 1 GENNAIO 1945   Mar Gen 19, 2010 6:20 pm

La recente pubblicazione da parte della Casa Editrice Diabasis del Giornale La Nuova Penna, animata nel Dopoguerra dal Partigiano cattolico Giorgio Morelli, allora in prima linea nel denunciare i crimini di guerra comunisti durante la Resistenza, rinnova l’attenzione sui drammatici fatti avvenuti durante il conflitto 1943.1945 a Scandiano, noti come l'eccidio partigiano di Ca' de Caroli.



Giorgio Morelli dedicò a quei fatti di sangue una indagine pubblicata il 17 Maggio 2 il 24 Agosto 1946, fino al 22 Dicembre 1946. Il 27 Gennaio 1946, in località Mattavano di Borzano, il giornalista cattolico viene fatto oggetto di un attentato con armi da fuoco che lo lascia ferito. Morirà per le conseguenze della ferita all’inizio dell’agosto 1947.



L’indagine sulle uccisioni di Ca’ de Caroli non è mai stata dimenticata, e nel 1994 il gruppo di lavoro raccolto intorno all’Ing. Riccardo Barbieri, fratello del disperso della RSI Leopoldo, pubblicherà di nuovo nel Martirologio Reggio Emilia 1943-1946, l’indagine del partigiano e giornalista Giorgio Morelli.



I fatti del 1 gennaio 1945, hanno una loro complessità e deve essere ricordata la situazione dello Scandianese in quel periodo della RSI per una corretta valutazione.



La prima vittima di una <azione di guerra> partigiana a Scandiano uccide una donna, Clotilde Cattani Tognoli, responsabile del Fascio Femminile, uccisa in strada il 4 maggio 1944: il risultato è la rappresaglia fascista, la sera stessa, contro Ovidio Beucci, ucciso vicino a casa.

Per mesi, successivamente, a Scandiano non vi furono altri fatti di sangue. Altri scandianesi perirono nella guerriglia, ma altrove: 2 militi vengono trucidati dai partigiani a Cerredolo, dopo la resa del presidio e il 15 ottobre 1944, a Pantano viene fucilato dai tedeschi un partigiano, tutti originari di Scandiano.

Un episodio, ancora, il 7 novembre: 4 tedeschi perirono cadendo nel Tresinaro in seguito sabotaggio del ponte.

Questo il contesto della Resistenza a Scandiano: fino alla fine del 1944, <la zona [di Scandiano, ndr] da un po' di tempo era preclusa all'azione partigiana>, dice Franzini in Storia della resistenza reggiana, colpa di <rete efficientissima di spionaggio>. In pratica a Scandiano arrivavano più informazioni alla RSI che al CLN.

Nella pubblicazione curata da Valda Busani “C’era freddo dentro il cuore di tutti”, la cornice descritta dal Franzini viene totalmente ed incredibilmente ignorata ed omessa: si preferisce infatti fornire un versione che spiega la strage come opera di “schegge impazzite”, che renderebbe estranei al crimine i vertici partigiani.

Per rompere questa situazione vengono inviati uomini della Brigata Garibaldi, che operano una azione diversiva contro una pattuglia di tedeschi: <Cogliendo l'occasione del trambusto provocato dai garibaldini -continua il Franzini- i patrioti arrestarono e giustiziarono alcune spie>.

Su questo fatto la Storia della Resistenza non dice altro, che , però, si conosce. Siamo proprio al 1 gennaio 1945, i patrioti (i sappisti di Scandiano?) avevano prelevato COLLI RICCARDO, GANASSI NELLO, LASAGNI PIETRO detto NANNI [di anni 14!], MATTIOLI GUGLIELMO, ONTANARI GIUSEPPE, PRATI RIZIERO, ALFONSO ROSSI, MATILDE ROSSI SPADONI e BICE SACCHI. Tutti sparirono nel nulla.

Ovviamente il fatto che venissero uccise 9 persone tra cui due donne ed un ragazzo, non poteva rimanere senza tragiche conseguenze.

La rappresaglia venne condotta dalla squadra del Tenente Carlotto, componente veneta della Brigata Nera reggiana, che il 3 gennaio arrestò 4 giovani che dopo essere stati malmenati e seviziati, vennero condotti a Scandiano per la rappresaglia. Lungo il percorso, i militari si

scontrarono casualmente con dei garibaldini, subendo la perdita di un milite. A questo punto, sul posto, il Ponte del Tresinaro, la spirale attentato-rappresaglia vide la fucilazione di Nemo Gambarelli, Roberto Colli, Renato Nironi, Mario Montanari.



A guerra finita, il partigiano Giorgio Morelli, il Solitario, nipote dei coniugi Rossi fra i prelevati del Gennaio '45, riferiva della ricerca sul Monte del Gesso della fossa dove i partigiani avevano sepolto, dopo averlo assassinato, il Brigadiere dei Carabinieri Vasco Filippini.

Durante questa indagine altre indicazioni riferivano che nel luogo erano anche le fosse comuni dei prelevati il 1 gennaio 1945. Le fosse comuni, riconoscibili per la terra smossa, e la presenza di bottoni, risultavano però vuote.

Da questa circostanza, riferita dal Solitario, nacque il dubbio che i cadaveri fossero stati disseppeliti e distrutti nella vicina fornace di Ca' de Caroli.

Questi i fatti storici fino a quel fatto (il Martirologio della RSI di Scandiano conta quasi 40 uccisi!).

Il partigiano Morelli, Il Solitario, aveva tra gli scomparsi gli zii Alfonso e Matilde Rossi e dal maggio 1946 pubblica articoli sul fatto di sangue, nonostante abbia già subito l'agguato che lo condurrà a prematura morte.





Luca Tadolini Centro Studi Italia



Giuseppe Pagliani Capogruppo PDL in Provincia
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